Gazzetta del Sud - 15.11.08
Assoluzione piena del consigliere regionale Maurizio Feraudo accusato di falso e truffa
Il politico: «Il mio comportamento è stato trasparente e lecito». Tre collaboratori prosciolti, uno condannato
di Paolo Toscano
In sede di giudizio abbreviato sono cadute tutte le accuse. Il gup Santo Melidona ha assolto il consigliere regionale dell’Italia dei valori Maurizio Feraudo, 46 anni, di Acri, dall’imputazione di truffa con la formula perchè il fatto non sussiste e da quella di falso perché il fatto non costuisce reato. Il gup ha assolto da ogni accusa anche altri tre imputati del procedimento: Salvatore Straface, 54 anni, di Acri, uomo della struttura politica di Feraudo; Pierluigi Candia, 30 anni, di Rossano, anch’egli impegnato nello staff del consigliere regionale; Salvatore Cozzolino, 26 anni, di Acri, autista dell’esponente di Idv. É stato, invece, condannato a 1 anno di reclusione, con pena sospesa, Alessio Lizzano, 43 anni, di Albidona, uomo della struttura politica di Feraudo. Il pubblico ministero Danilo Riva aveva concluso la requisitoria chiedendo l’assoluzione di Feraudo, Straface e Candia e la condanna di Lizzano e Cozzolino.
Il procedimento nei confronti di Feraudo e dei componenti del suo staff era nato da un’inchiesta, avviata in seguito a una denuncia, che si era occupata di delle somme erogate dalla Regione come rimborsi spese per missioni e altri incarichi. Il sostituto procuratore Maria Luisa Miranda, a conclusione delle indagini, aveva chiesto il rinvio a giudizio per l’esponente dell’Idv e i suoi collaboratori. La scelta dell’abbreviato ha portato alla definizione del procedimento già in sede di udienza preliminare. Il gup Melidona ha ritenuto insussistenti le accuse in ordine alla truffa che anche se fosse stata realizzata avrebbe potuto procurare alle persone coinvolte una somma irrisoria, nell’ordine di 200 euro a testa.
Il consigliere regionale dell’Italia dei valori era stato trascinato nell’inchiesta dall’ex autista Andrea Scaglione, entrato nella sua struttura politica subito dopo le elezioni regionali del 2005. Dopo circa un anno, tuttavia, il rapporto fiduciario tra i due si era incrinato e Scaglione aveva denunciato l’ormai ex datore di lavoro, accusando anche se stesso. Era nato un procedimento davanti all’autorità giudiziaria di Cosenza in cui venivano ipotizzati dal pm Antonio Tridico i reati di concussione, truffa e falso. Adesso è arrivata la decisione del gup che ha scagionato completamente Feraudo.
E il politico, a caldo, ha commentato: «Esprimo grande soddisfazione per la sentenza assolutoria emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, con la quale, su richiesta del pubblico ministero, mi si ritiene completamente estraneo rispetto all’ipotesi accusatoria di truffa e falso ai danni della Regione. Soddisfatto, perché ho avuto ragione, in un duplice senso: anzitutto nel merito, evidenziando il mio comportamento trasparente e lecito, e, in secondo luogo, ho avuto ragione nel tenere nei confronti della magistratura, verso cui ho sempre il massimo rispetto, un atteggiamento leale ed equilibrato. Finisce, cosi, questa storiaccia che per me era diventata un autentico tormentone».
Feraudo ha ricordato che sulla stessa vicenda c’era stato, a gennaio 2008, il pronunciamento del Gip del Tribunale di Cosenza che aveva decretato l’archiviazione per l’ipotizzato reato di concussione: «La conclusione del procedimento – ha aggiunto –, avviato nei miei confronti a seguito delle accuse rivelatisi infondate di due miei ex collaboratori, da me denunciati per calunnia, mi trova soddisfatto anche perché la magistratura di Cosenza ha accertato che gli accusatori hanno agito nei miei confronti perché spinti da risentimenti e rancore in quanto licenziati dalla struttura di supporto alla mia attività di capogruppo». E ha concluso: «L’auspicio, ora che è stata acquisita la verità giudiziaria, è che i retroscena non giudiziari della vicenda, che mi hanno angustiato per mesi e mesi, vengano, prima o poi, alla luce, anche per evitare che la politica sia posta sotto scacco da iniziative riprovevoli non certo della magistratura ma di chi, in un ambiente debole qual è la nostra terra, non svolge altra funzione che quella di tentare di pescare nel torbido».
Con Feraudo si è congratulato per l’esito del processo Ignazio Messina, responsabile nazionale enti locali di Idv: «Ha avuto tenacia e volontà di difendersi nel processo utilizzando gli strumenti che la giustizia offre ai cittadini indagati e mai fuori dal processo».
In sintesi
LA DENUNCIA Il consigliere regionale dell’Italia dei valori era stato trascinato nell’inchiesta dalla denuncia presentata a Cosenza dall’ex autista Andrea Scaglione, entrato nella sua struttura politica subito dopo le Regionali 2005.
LE ACCUSE Originariamente erano stati ipotizzati i reati di concussione, falso e truffa. Nello scorso mese di gennaio c’era stato il pronunciamento del gip del Tribunale di Cosenza che aveva decretato l’archiviazione in ordine alla concussione.
IL PROCESSO Si è celebrato ieri a Reggio con il rito abbreviato davanti al gup Melidona.
LA DECISIONE Oltre a Feraudo sono stati assolti Salvatore Straface, Pierluigi Candia e Salvatore Cozzolino. Condannato, invece, a un anno, con pena sospesa e non menzione Alessio Lizzano.











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